Clara e Chiara hanno partecipato all’edizione 2023 del Social Enterprise Open Camp vincendo, insieme ai loro team, la challenge dedicata ai casi studio lavorando su MoltiVolti, un’impresa sociale con sede a Ballarò, quartiere multiculturale del centro storico di Palermo e Widenergy Africa Ltd (Women’s Initiative for Delivering Clean Energy to Africa), impresa guidata da donne che fornisce soluzioni di energia pulita in Zambia.
Come premio sono state invitate a partecipare ad un viaggio On the road alla scoperta di alcune imprese sociali d’Italia sostenute da Fondazione Opes-Lcef.
Quello che segue è il loro diario di viaggio.
Primo stop: Bologna
Il nostro viaggio inizia di buona lena direzione Bologna. Qui ritroviamo Patrizia e Thomas che ci ricevono con lo stesso entusiasmo con cui li avevamo lasciati a Todi qualche mese fa pronti ad accompagnarci in quattro giorni esplorativi tra Bologna e Napoli.
Il primo incontro è quello con Chiara e Antonella della cooperativa sociale La Venenta per iniziare il tour delle loro strutture residenziali mamma-bambino. Tra queste la prima è la Colombara, il podere rurale -sede amministrativa- che stanno ristrutturando grazie anche all’investimento di Opes. La splendida governance della cooperativa, completamente al femminile, gestisce vere e proprie case nelle quali sono accolte le mamme e i loro bambini che – per vissuti di abusi, violenza e maltrattamento – hanno bisogno di un posto dove ritrovare la serenità e prendere le distanze da quei comportamenti disfunzionali e violenti, conseguenza dei traumi subiti.
Chiara, Antonella e le loro colleghe ci raccontano tutte le attività che la Cooperativa svolge insieme ai/alle loro utenti ed i momenti di familiare quotidianità che condividono insieme. Non esiste giudizio e pregiudizio, ma solo accoglienza, empatia e l’obiettivo comune di raggiungere l’indipendenza emotiva ed economica riappropriandosi del loro ruolo di donne e di mamme.
Bastano gli occhi commossi delle nostre accompagnatrici per trasmetterci il senso di famiglia e appartenenza che permea la cooperativa sin dalla sua nascita ad opera di alcune famiglie che avevano deciso di condividere il proprio spazio e tempo quotidiano. Chiara ci racconta di essere entusiasta di tutti i rinnovamenti strutturali che stanno mettendo in atto per accogliere un numero sempre maggiore di persone con fragilità, ma ci confida anche di essere un po’ dispiaciuta di non poter più condividere gli spazi con i ragazzi e le ragazze del centro diurno che con le loro incursioni quotidiane danno senso agli sforzi che ogni giorno fanno e che contribuiscono a raggiungere splendidi risultati di crescita aziendale e personale.

Con un po’ di invidia per le bellissime campagne in cui sono immerse le loro strutture, salutiamo le ragazze de La Venenta e ci avviamo, affamate, verso la Taverna del Castoro della Cooperativa CIM. Qui ci stanno aspettando Mara, Stefano ed Emanuela che si occupano, insieme alla loro squadra, di accompagnamento ed inserimento lavorativo di persone con fragilità.
Per pranzo, non possiamo che scegliere il re indiscusso di Bologna, il tortellino! Sarà che Mara ci ha raccontato l’impegno di ragazzi e ragazze nel pastificio, sarà che il servizio è stato impeccabile, sarà che la compagnia era ottima, ma di quei tortellini abbiamo parlato a chiunque avessimo incontrato nei giorni successivi!
Abbiamo poi raggiunto educatori, ragazze e ragazzi intenti in una sessione di musichiere: divisi a squadre ci siamo sfidati in una battaglia all’ultima nota interrotta solo dall’arrivo del pulmino che avrebbe riportato i nostri compagni di squadra dalle proprie famiglie.
Ci siamo, quindi, fermate ancora un po’ a chiacchierare con Mara che ci ha fatto conoscere Silvia e Barbara che, dopo anni di amicizia nata nel corso dei laboratori di CIM, ci hanno raccontato che stavano iniziando il loro percorso di autonomia convivendo in un appartamento nel centro di Bologna. Silvia ci confida che non avrebbe potuto vivere con nessun altro se non con “quella bella donna di Barbara” che non smette di abbracciare e anche noi riusciamo a percepire la serenità che quell’equilibrio possa portare nelle loro vite.

Arriviamo a Bologna nel mezzo di un acquazzone senza precedenti, ma, col sole, arrivano anche Nadia e Angelo della Cooperativa di Comunità Re_Esistente che da subito ci comunicano l’energia e la forza con la quale conducono il Rifugio “Il Poggiolo” centro culturale antifascista: un ostello di 44 posti letto nel Parco Storico di Monte Sole dove respirare forza, determinazione e valori della lotta partigiana ma anche propositività, immaginazione e impegno per nuove comunità re-esistenti.
Le chiacchiere si dilungano ascoltando i racconti dei festival e delle attività che questo gruppo di giovani organizza per valorizzare la cultura e mantenere viva la memoria storica di un luogo che il tempo e le nuove generazioni rischiano di dimenticare. È ora di cena ormai e, ancora una volta, veniamo invase dall’ospitalità emiliana e dalla bontà di tutti i prodotti a km zero che la Cooperativa si impegna a ricercare stringendo collaborazioni e scambi con i produttori locali.
Stropicciamo un po’ gli occhi l’indomani mattina ma, anche se ancora un po’ addormentate, ci rendiamo conto di quanto il verde in cui è immerso il rifugio sia ancora più bello alla luce del sole! Puntualissimo ci sta aspettando Umberto, figlio di partigiani ed ex sindaco di Marzabotto, che ci racconta le sue mille vite tra Africa e impegno civico. A 85 anni è guida e testimone di una memoria storica tanto preziosa quanto importante, oggi più che mai. Facciamo molta difficoltà a salutare Umberto, Angelo, Nadia e Alessandro ma, commossi e con la promessa di rivederci al prossimo festival ed organizzare quanto prima un trekking per le montagne partigiane, ci avviamo alla stazione per raggiungere la nostra seconda destinazione.

Secondo stop: Napoli
Il sole di Napoli e dei quartieri spagnoli ci fanno dimenticare la pioggia che ci aspetterà una volta tornate a casa.
Prima tappa del nostro tour partenopeo è la Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo che Antonio, della cooperativa Semi di Pace, ci tiene a mostrarci perché è entusiasta dell’impegno che i giovanissimi Federica e Luigi stanno mettendo per progettare la rigenerazione dell’intera struttura della Chiesa di fronte al porto di Napoli e dell’annesso edificio. Comprendiamo immediatamente l’affinità di Antonio con questi ragazzi perché lui e la sua cooperativa – che opera principalmente negli ambiti dell’accoglienza, dell’educazione, dell’animazione territoriale e dello sviluppo locale – da anni sono impegnati a Portici (NA) per dare nuova vita a Villa Fernandes: Antonio, Giovanpaolo, Luisa e tutti i loro colleghi e colleghe hanno trasformato un luogo di camorra in un vero e proprio bene comune, oggi luogo di incontro e di aggregazione per i cittadini. Qui troviamo sportelli di ascolto e di orientamento per chi vive situazioni di disagio, ma anche di numerose attività culturali come uno spettacolo di teatro all’aperto che si sta tenendo proprio al momento del nostro arrivo.
Dopo una visita in questo meraviglioso edificio storico dei primi del Novecento ci siamo accomodati per condividere tutti insieme una cena da ristorante stellato! La serata è trascorsa con i racconti di Luisa che, tra un aneddoto e l’altro sulle sue figlie, ci ha fatto comprendere quanto sia fondamentale offrire alla cittadinanza – ma soprattutto a donne e bambini – un luogo di bellezza dove incontrare altre opportunità e capire che c’è dell’altro, oltre a violenza e criminalità.
Un’altra giornata giunge al termine, davvero bastano 24 h per tutto quello che abbiamo già visto e vissuto?

La mattina non inizia finché non si beve un caffè! Tanto meglio se è quello delle Lazzarelle, una cooperativa sociale con lo scopo di favorire il reinserimento sociale e professionale delle donne detenute presso la Casa Circondariale di Pozzuoli.
Nella Galleria Principe di Napoli, a due passi dal Museo Archeologico, ci accolgono Annamaria e le ragazze del Bistrot.
Mentre sorseggiamo il vero caffè napoletano e assaggiamo le tartellette al limone, dai racconti di Annamaria comprendiamo quanto sia semplice ribaltare gli stereotipi comuni:
- Stereotipo 1. Fare il caffè è un mestiere maschile! Eppure, le Lazzarelle sollevano sacchi da 60 kg di caffè e lo tostano come si faceva una volta nel laboratorio di torrefazione all’interno del carcere.
- Stereotipo 2. Le donne nate e cresciute in ambiente criminale non sanno fare niente! Eppure, fare la mamma sviluppa competenze logistiche che farebbero invidia a molti manager (magari pure maschi!). E, nelle piazze di spaccio se pur può sembrar strano pensarle come luogo in cui apprendere qualcosa, imparano a pesare a mano e a gestire contanti. È così che poi decifrano il peso dei sacchetti di caffè semplicemente sollevandoli o calcolano con estrema rapidità l’ammontare dei resti. Basta modificare l’obiettivo con le quali si usano e anche le prospettive di chi è cresciuta in ambienti criminali possono cambiare.
- Stereotipo 3. I prodotti solidali non hanno una grande qualità! Eppure, le uova di Pasqua delle Lazzarelle sono state inserite da Gambero Rosso nelle 10 migliori del 2024…
- Stereotipo 4. Chi appartiene alla camorra, ci apparterrà per sempre! Eppure, trovare un’occupazione ed essere in grado di provvedere ai propri bisogni e a quelli dei propri figli riduce il tasso di recidiva del 90%!
Non è incredibile quante cose si possono capire semplicemente davanti ad un caffè?

Continuando la giornata all’insegna degli stereotipi la Cooperativa Orsa Maggiore ci ha fatto sperimentare quanto possa essere sorprendente interfacciarsi con persone svantaggiate – come le donne, perché a Napoli purtroppo lo sono, madri single, giovani in drop out, persone con disabilità e bambini- individuando le loro potenzialità e non le loro mancanze.
Angelica, Francesca e Gianluca ci fanno riscoprire la bellezza di un tempo che segue i ritmi delle persone e non la frenesia del momento, il valore dell’ascolto e la capacità trasformativa anche di quelle situazioni che sembrano le più difficili. Là dove fino a pochi anni fa viveva nel lusso uno dei più famosi re della camorra (una villa sulle colline di Posillipo), oggi si trova un luogo di riscatto ed emancipazione dove giovani fragili possono sperimentare la propria autonomia sociale, abitativa e lavorativa.
E anche se la costiera a picco sul mare può sembrare il luogo incantato in cui concludere il nostro tour, ne scopriamo uno altrettanto splendido in uno dei quartieri più malfamati della città: Rione Traiano. Qui arriviamo all’ora in cui “si mette mano alla piazza di spaccio” e questo ci impedisce di esplorare le vie circostanti la ex scuola media in cui Orsa Maggiore ha ideato e conduce un centro di aggregazione per i bimbi del quartiere. A noi che arriviamo quasi scortate dalle operatrici, ci si illumina l’animo ad entrare e trovare i bimbi più intraprendenti e simpatici che potessimo incontrare alla fine di questo viaggio.

Torniamo a Torino, verso la pioggia ma indubbiamente arricchite da questi giorni passati in giro ad esplorare e condividere, completamente assorbite da nuovi stimoli che portiamo con noi nel profondo del cuore.
Grazie per questa bellissima ed immersiva esperienza!
Chiara & Clara










Sales Manager, Isola Catania















































































Assistant Manager, Fondazione Con Il Sud












































































































































