
TO THE STARS
In quest’opera Robert Gligorov costruisce un organismo impossibile eppure sorprendentemente credibile. Il tronco, elemento vegetale per eccellenza si trasforma in corpo vivente: da esso germogliano ali che appartengono al mondo animale, dando origine a una creatura ibrida , sospesa tra natura e immaginazione. E’ una migrazione simbolica, dove il vegetale si fa animale e l’animale diventa paesaggio, in un processo continuo di metamorfosi.
L’immagine suggerisce una riflessione sull’identità. Il tronco rappresenta l’io: cio’ che sostiene la memoria delle proprie radici. Ma un tronco, se reciso dal suo habitat non puo’ continuare a vivere. Allo stesso modo, l’essere umano esiste pienamente solo quando riconosce il proprio legame con cio’ che lo circonda. Le radici non sono un limite, ma la condizione necessaria per ogni crescita.
Da questa consapevolezza nasce il passaggio dal Me al We. L’opera supera l’idea dell’individuo autosufficiente per immaginare una comunità fondata sull’interdipendenza, dove ogni elemento trae forza dalla presenza dell’altro. L’ibridazione tra animale e vegetale non e’ un esercizio surrealista fine a se stesso, ma la metafora di un ecosistema nel quale le differenze non dividono; si completano.
Il messaggio e’ potente e profondamente attuale. In un tempo segnato dall’individualismo, Gligorov suggerisce che non esiste evoluzione senza relazione. La qualità dell’altro non rappresenta una minaccia ma un’opportunità di crescita reciproca. E’ un pensiero che richiama la filosofia ikigai, secondo cui il benessere individuale si realizza pienamente quando ciascuno puo’ contare sulla forza della collettività, contribuendo al tempo stesso al bene comune.
L’opera diventa cosi’ manifesto di una nuova ecologia dell’esistenza; non solo ambientale ma anche umana. Un invito a riconoscere che la nostra identità non si esaurisce nell’io ma trova il suo significato piu’ autentico nella capacità di appartenere, condividere e migrare insieme verso nuovi territori.
In questo organismo visionario apparentemente impossibile, Gligorov immagina una società in cui la diversità non e’ un confine ma il motore stesso della vita.
Noi siamo simili agli alberi perche’ abbiamo le radici profonde nella terra ma sogniamo il cielo.
Il logo MeWe traduce lo stesso pensiero in un segno essenziale; il Me e il We si sovrappongono, si attraversano e quasi si confondono, rendendo difficile stabilire dove finisca l’uno e cominci l’altro.
L’io non scompare nella collettività ma trova al suo interno nuove possibilità.
Una società più consapevole, fertile e a misura d’uomo nasce quando la qualità dei singoli, invece di rimanere isolate, entrano in relazione e diventano patrimonio comune.

Robert Gligorov
(Kriva Palanka, Macedonia, 1960) Nel corso della sua attività Robert Gligorov sperimenta con libertà linguaggi ed esperienze diverse. Attore, illustratore e performer, utilizza video, fotografia, installazione e pittura in una ricerca che si confronta con i limiti e le ambiguità della rappresentazione. L’immagine dell’artista stesso è uno dei temi ricorrenti di una pratica indisciplinata e impertinente, sempre attenta ai paradossi del presente. Ha tenuto mostre personali a Parigi, Berlino, Madrid, Milano e Roma, e le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private.
La forza e la violenza di alcune sue immagini nascono dalla necessità di superare i confini di ciò che è visibile e tollerabile, svelando l’invisibile e aprendo nuove strade alla creatività.
Per Gligorov l’arte non consiste semplicemente nel creare un oggetto, ma nella capacità di renderci più consapevoli dei nostri sentimenti e di noi stessi. I suoi lavori esplorano sicurezza, pericolo, dipendenza e identità, interrogandosi non solo su ciò che accade alle nostre esistenze, ma anche su ciò che stiamo diventando.


























































































































Sales Manager, Isola Catania















































































Assistant Manager, Fondazione Con Il Sud











































































































































