Diario di viaggio – Premi SEOC 2025
Un tour tra le imprese e cooperative sociali tra Puglia e Campania
Giorgia Lucchino, Sofia Marchesini & Veronica Roccato
Il viaggio si è svolto dall’8 all’11 giugno 2026, come premio per aver vinto il Social Enterprise Open Camp 2025 di Torino. Quattro giorni tra Puglia e Campania, alla scoperta di alcune tra le imprese e cooperative sociali sostenute da Fondazione Opes-Lcef.
Quando abbiamo saputo di aver vinto, eravamo sorprese e davvero grate…siamo partite pronte per imparare e lasciarci ispirare, con la volontà di poter restituire quanto appreso.
Insieme a noi anche Patrizia Canova, Thomas Finazzi e Maria Marziali del team Opes.

Prima tappa — Cerignola (FG)
Pietra di Scarto – Cooperativa sociale
Cerignola è terra di contraddizioni: qui è nato il primo sindacato dei braccianti, con Giuseppe Di Vittorio, e negli anni si è formato un tessuto criminale e mafioso, con le loro faide e le loro stragi. “La terra dei banditi”, ci hanno detto… banditi come criminali, ma anche come persone messe al bando, ai margini.
Pietra di Scarto lavora proprio su questo bene confiscato: da discarica abusiva a campo coltivato, da luogo abbandonato a spazio di accoglienza. Ci hanno raccontato di persone arrivate da mondi molto diversi: chi ha attraversato il carcere, chi ha lasciato alle spalle organizzazioni criminali, chi è arrivato da percorsi di fragilità. Qui hanno trovato la possibilità di ricominciare. “Non tutti sono qui per restare, siamo un’opportunità”.
Ci siamo sentite a casa in un posto che non conoscevamo. Quello che ci portiamo via è un misto di coraggio, forza e fratellanza: la sensazione concreta che un presente diverso sia possibile.
Pietra di Scarto è una cooperativa sociale nata nel 1996 a Cerignola, che unisce agricoltura sostenibile, inclusione lavorativa ed educazione alla legalità. Dal 2010 gestisce un bene confiscato alla mafia trasformato in centro produttivo agricolo e laboratorio di trasformazione alimentare. Nei campi crescono ulivi, vite, pomodori, frutta e ortaggi. Accoglie persone in situazione di fragilità e porta nelle scuole progetti su legalità, consumo critico e biodiversità.

Seconda tappa — Santa Maria Capua Vetere (CE)
EVA – Cooperativa sociale
A Caserta abbiamo incontrato il consiglio direttivo di EVA e un’imprenditrice del territorio, che ci ha raccontato una cosa che ci ha lasciate senza parole: in città le donne sono libere di muoversi, ma in alcuni comuni vicini una donna non può ancora entrare da sola in un bar, senza essere accompagnata da un uomo.
È in questo contesto che EVA lavora da anni per contrastare la violenza su donne e minori, con un ventaglio di attività che ci ha sorprese per varietà e cura: centri antiviolenza, case rifugio, un laboratorio di sartoria, un laboratorio di trasformazione alimentare, percorsi di formazione per un cambiamento sistemico, e persino una buvette teatrale che anima il quartiere.
Quello che ci ha colpite di più è stata la capacità di fare impresa vera di queste donne: creatività, dedizione, competenza gestionale, insieme all’attenzione che danno alla bellezza. Non solo servizi essenziali, ma spazi curati, belli, dignitosi. Uscire dalla violenza si può, e si può farlo stando in posti belli.
Ci portiamo a casa l’idea che il lavoro stabile sia il miglior alleato per costruire l’indipendenza di una persona, e che la bellezza sia parte integrante della cura.
EVA è una cooperativa sociale fondata nel 1999 a Santa Maria Capua Vetere da un gruppo di donne impegnate nelle politiche di genere per contrastare la violenza maschile e restituire alle donne autonomia e soggettività. Gestisce centri antiviolenza e case di accoglienza spesso in beni confiscati alla mafia. Il suo raggio d’azione si estende anche ad asili nido, attività imprenditoriali per favorire l’occupazione, seminari e formazione.

Terza tappa — Portici (NA)
Seme di Pace – Cooperativa Sociale
A Portici abbiamo visitato tre luoghi che Seme di Pace sta restituendo, uno dopo l’altro, alla comunità. Il più suggestivo è Villa Fernandez: un bene confiscato alla camorra, un tempo villa di villeggiatura delle famiglie nobiliari, poi passata a un clan e chiusa al pubblico per anni. Oggi ospita un bistrot sociale, uffici di realtà che hanno impatto sul territorio, una sala eventi, spazi di aggregazione per ragazzi: un intero pezzo di storia del territorio riaperto e restituito a chi ci abita.
Quello che ci ha colpite di più è la capacità della cooperativa di fare rete: Seme di Pace collabora stabilmente con altre realtà del territorio, arrivando ad avere persone che lavorano contemporaneamente per più organizzazioni non profit diverse. E poi la collaborazione intergenerazionale: la cooperativa si mette a disposizione dei giovani, che vengono coinvolti attivamente nel portare avanti i progetti per il proprio quartiere. Si costruisce insieme.
In un territorio dove, ci hanno detto, “due amici su tre se ne sono andati”, vedere nascere lavoro, opportunità e relazioni nuove ci ha lasciate con la sensazione di semi che stanno davvero fiorendo.
Seme di Pace è una cooperativa sociale che nasce nel 2002 per promuovere i valori della solidarietà e della sussidiarietà sociale in una logica di collaborazione fra diverse realtà. Si occupa di accoglienza, lotta alla povertà educativa, animazione territoriale, promozione di nuovi modelli di produzione e distribuzione agroalimentare e percorsi di educazione alimentare e dello sviluppo locale. Coinvolge giovani svantaggiati e promuove la realizzazione di percorsi formativi e riabilitativi, servizi educativi e/o di animazione per minori e famiglie in stato di difficoltà sociale.

Quarta tappa — Napoli
La Paranza – Cooperativa sociale
Abbiamo incontrato La Paranza, una cooperativa sociale nata nel rione Sanità dalla volontà di don Antonio di trasformare un luogo segnato dalla criminalità in un ambiente di aggregazione, usando uno strumento potentissimo: la cultura.
Abbiamo visitato le Catacombe di San Gennaro, e le guide sono state incredibili. Ci ha colpite scoprire che questi luoghi, spesso raccontati come nascondigli, in realtà erano innanzitutto cimiteri, spazi di preghiera. Ma più della storia dei luoghi, ad averci colpite sono state le storie personali delle guide: le catacombe rappresentano non solo un patrimonio culturale da valorizzare, ma un bene comune attraverso cui impegnarsi e impegnare gli altri.
Gli occhi e le parole di Antonio e Daniele, che ci hanno accompagnate in visita, raccontano una passione profonda per la storia dei luoghi che abitano e la speranza per il futuro di chi li abiterà, con la cura di chi si sente davvero a casa. È così che si pone la cooperativa: come un ponte tra passato, presente e futuro, che collega luoghi, persone e valori senza tempo.
“La Paranza mi ha dato tanto, mi ha dato fiducia. Ora tocca a me restituire tutto quello che mi ha dato.” Con questa frase Antonio ci racconta il concetto di reciprocità: senza imporsi, la cooperativa dà l’opportunità di crescere, di formarsi, di avere un lavoro a contatto con le persone e per le persone.
Sembrava quasi irrealistico, eppure era tutto vero: ci ha dato la sensazione concreta di un futuro nella direzione giusta, in mano a persone che vogliono solo il meglio per il proprio spazio.
Anche il Cimitero delle Fontanelle è ora gestito da loro — la visita è fortemente consigliata 🙂
La Paranza è una cooperativa sociale che opera dal 2006 in un quartiere di Napoli diviso tra contrasti e grandi risorse, iniziando con la gestione della Catacomba di San Gaudioso e poi con il recupero, gestione e all’apertura al pubblico delle Catacombe di San Gennaro. Nella Paranza ci sono archeologi, restauratori e storici dell’arte, che si occupano dello studio, della supervisione e del restauro degli affreschi e dei mosaici presenti nelle Catacombe. La Cooperativa si occupa anche di Casa del Monacone: una struttura ricettiva ricavata dal convento annesso alla Basilica di Santa Maria della Sanità è diventato un progetto di accoglienza.

Finisce così il nostro viaggio, ricco di emozioni e di motivazioni. Ci portiamo a casa la speranza che sia davvero possibile fare le cose in modo diverso, e la forza di volontà e la tenacia di chi mette i valori prima di tutto ogni giorno, anche quando è difficile.
Ci vediamo al #SEOC2026
Giorgia, Veronica & Sofia
Il viaggio è stato organizzato e promosso da Fondazione Opes-Lcef, attraverso il programma Social Enterprise Open Camp (SEOC), con l’obiettivo di rafforzare la connessione tra imprese sociali e attori emergenti dell’ecosistema dell’impatto.





















































































Sales Manager, Isola Catania















































































Assistant Manager, Fondazione Con Il Sud











































































































































